la Storia

Villa Aurelia sorge a San Michele in Bosco, frazione di Marcaria in provincia di Mantova. Il paese è situato sulla riva sinistra dell’Oglio nel parco regionale Oglio sud.

Per chi viene da Mantova percorrendo la Padana Inferiore, superato Ospitaletto di un paio di chilometri, la località è raggiungibile svoltando a sinistra.

Ascesa la rampa del cavalcavia ferroviario sulla Mantova Cremona, l’abitato compare all’improvviso dietro una cortina di pioppi che coronano l'orizzonte su cui si staglia Villa Aurelia, che con la sua torre altana dialoga e compete in altezza col campanile parrocchiale.

L’edificio appartenuto alla Mensa vescovile mantovana è stato per secoli Villeggiatura dei vescovi di Mantova e vanta a fine ottocento un’assidua frequentazione di Sua Eccellenza mons. Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova dal 1884 al 1893, che, divenuto  papa nel 1903  col nome di Pio X, fu proclamato santo nel 1954.

Di lui  in loco pemane ancor vivo il ricordo tramandato da un'inveterata tradizione orale.

S. Michele in Bosco e la Mensa Vescovile - L’abitato di S.Michele in Bosco, sorto presumibilmente in epoca longobarda ai margini dell’area centuriata nei pressi di un guado sul fiume Oglio, deve i suo nome alla propria chiesa emersa dalla fitta selva planiziale.

Il villaggio, in antico appartenuto alla vasta curtis medievale di Campitello, seguì il destino del centro dominante, che, signoreggiato dapprima (secoli IX e X ) dal potente Monastero bresciano di S. Giulia, entrò intorno al mille nei domini dei Canossa.

Dopo le acquisizioni in loco operate da Bonifacio di Canossa dalla Chiesa mantovana , alla morte della figlia Matilde (1115), per volontà della gran contessa, la curtis divenne possesso del vescovo di Mantova nonostante l'ostilità degli antichi vassalli canossani, i cosiddetti dòmini di Campitello.

Origina così la costante presenza in loco della Mensa Vescovile di Mantova, che all'epoca qui deteneva all’incirca 13.000 biolche mantovane di terra, vale a dire all'incirca un quinto dell’intero beneficio episcopale.

Il dominio  dell’episcopio tuttavia, non fu sempre pacifico, specie nella prima metà del ‘200, a causa dei  velleitari ripetuti  tentativi del Comune cittadino di sostituirsi al Vescovo nella podesteria del territorio.

A questo periodo risalgono i primi documenti pervenutici su S. Michele (1231) che ci rinviano alle concessioni feudali del vescovo concesse in loco a favore di privati.

La fine del secolo segna tuttavia, un lento e inesorabile smembramento della proprietà vescovile a seguito della consuetudine di elargire prima ampie concessioni ai dominanti (Bonacolsi e Gonzaga), poi alle grandi   famiglie dell'emergente nobiltà mantovana.

Le terre infeudate infatti, non torneranno più nella piena proprietà del vescovado, specie quelle pervenute ai Gonzaga, che con la devoluzione del ducato mantovano all’Impero nel 1707 passeranno direttamente allo Stato nonostante le proteste del Vescovado.

A completare il declino della Mensa contribuiranno poi tutta una serie di alienazioni, specie quelle immediatamente seguite al Catasto Teresiano (1785), che continueranno ancora  fino alla metà del secolo scorso.

Dal palazzo di villeggiatura vescovile all'odierna  Villa Aurelia - Citata per la prima volta nel 1672 come corte rurale e centro nella zona dei beni della mensa vescovile, la nostra villa è ben descritta come palazzo nel  catasto del vescovo Vialardi del 1690, tanto da assumere il ruolo di villeggiattura vescovile a metà settecento.

Intorno agli anni quaranta dell’800 l'edificio, costituito da un unico blocco secentesco corrispondente oggi al dal corpo centrale della villa , viene ampliato con la costruzione di due ali laterali .

Nel palazzo per almeno tre secoli soggiornarono i vescovi mantovani tra i quali, come anzidetto, Giuseppe Sarto, che qui amava villeggiare prima di divenire Patriarca di Venezia,  papa col nome di Pio X e poi santo.

Agli inizi degli anni ‘40 del secolo scorso la Villa fu ceduta alla famiglia Pasetti, che nel 1945 operò importanti  restauri e migliorie avvalendosi della competenza dell’architetto Cazzaniga di Mantova e della maestria del  decoratore mantovano Severino Cavalmoretti, che animò gli ambienti interni con policrome decorazioni, che ancor oggi evocano la passata  nobiltà dell'edificio.  

Nel 1974 il “Palazzo” venne acquistato dalla Fondazione Card. G. Lercaro di Bologna, che a mezzo dell'impegno del suo presidente mons. Arnaldo Fraccaroli già  segretario del prelato, effettuò lavori di trasformazione della villa in casa albergo per anziani affidandone la gestione alle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
Nel 1976 la “Casa” fu ampliata con la costruzione di due nuove ali moderne.
A partire dal 2000 “Villa Aurelia” è diventata una R. S. A. per ospiti autosufficienti, non autosufficienti e parzialmente autosufficienti. In questi anni la struttura ha subito una radicale ristrutturazione che si è articolata attraverso più fasi per permettere lo spostamento degli ospiti durante gli interventi. L’adeguamento funzionale ha comportato il restauro conservativo del nucleo antico col riuso a palestra del sottotetto, la ristrutturazione dei nuclei esistenti nei corpi di fabbrica più recenti con radicale trasformazione degli spazi, la creazione di nuovi servizi di nucleo, la realizzazione di tre nuovi ampliamenti, la sistemazione del giardino e di tutti gli spazi esterni.
Il 25 novembre 2006 è stato inaugurato il Nucleo Alzheimer denominato “Il Cedro” mentre tutte le altre aree adibite all’accoglienza degli ospiti sono state definitivamente completate nell’anno 2009.

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